PASSATO

Esiste il passato

nella mente soltanto;

forse invenzione

 

di storie costruite

su brandelli rimasti,

su avanzi mutilati

 

di antiche vite:

in mano al vincitore

luminosa memoria.

 

In mano al vinto

solo silenzio.

 

 

 

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RICORDIAMOCI ANCHE DI LORO! IMI LA FAMIGLIA

Continuiamo a ricordare gli Internati militari italiani, i circa 600.000 che dopo l’8 settembre ’43 si rifiutarono di aderire alla RSI o di collaborare con il III ° Reich, finendo nei lager senza nemmeno la qualifica di prigionieri di guerra: furono considerati dai tedeschi come traditori dell’alleanza e dagli Alleati spesso come militari che avevano pur sempre combattuto contro di loro, e quasi ignorati dal governo del re e di Badoglio.

 Dalla lettera alla moglie di un ufficiale medico (25 luglio 1944)  Avagliano Palmieri pag.136

“….A voce potrò contarti molte cose. Potremmo passare giorni e notti l’uno accanto all’altra, a chiedere e rispondere su un’infinità di cose che tu supponi neppure: di cose che ho visto ed ho sentito, di fatti che ho intuito dalla prudenza dei segni e dall’eloquio delle occhiate….”

     Credo che questa frase esprima meglio di altre il grande desiderio di confidarsi, di aprire il cuore sulle tragedie viste e vissute, in famiglia soprattutto.  Ma quanti hanno veramente potuto farlo?   Le fonti ci dicono che sostanzialmente questo non è avvenuto:  Gabriele Hammermann pag.349 “Il trattamento ricevuto nell’immediato dopoguerra indusse non pochi internati a passare sotto silenzio le esperienze della prigionia. Perfino all’interno delle famiglie le esperienze di quel periodo erano considerate un argomento di cui era meglio non parlare”.

   Nelle varie fonti saggistiche è raro trovare spiegazioni per questo silenzio in famiglia, mentre quello pubblico è ampiamente trattato e trova molte interpretazioni abbastanza in accordo fra loro, basate sull’analisi di testimonianze e documenti; le diverse sfumature ideologiche nell’interpretazione contribuiscono ad attribuire maggiore o minore peso a problematiche diverse e a diverse responsabilità.

    Infatti a questo silenzio contribuirono i sospetti di collaborazionismo, il “monopolio della memoria” che le forze della Resistenza stavano instaurando intorno alla Liberazione, il fatto che gli Imi ricordassero ai responsabili della gestione dell’armistizio le loro tremende responsabilità.  Infine l’essere dei vinti, l’aver combattuto dalla parte sbagliata.

   Ma in famiglia, perché?  Nella solida, accogliente spesso fino alla complicità, famiglia italiana?   Io penso che le difficoltà della sopravvivenza e la durezza della vita nel lungo dopoguerra, il desiderio di dimenticare e ricominciare, abbiano concesso spazio solo a brevi racconti e non a quella lenta e paziente rielaborazione delle tragiche esperienze vissute, alla quali gli Imi aspiravano; se non si può spiegarsi a fondo, se si ottiene un ascolto frettoloso, meglio il silenzio.

  Se nelle proprie vicende personali, come spesso avviene, c’è qualche compromesso accettato per sopravvivere alla fame, si rischia di non essere capiti: meglio il silenzio.

  Se i figli, diventati grandi dopo anni dalla guerra, vengono destabilizzati nel loro mondo pacifico e sicuro da questi tuffi nell’orrore ai quali non possono dare risposte concrete, e quindi non vogliono ascoltare: meglio il silenzio.

  Se parlare è inutile perché non si può ottenere dall’ambiente in cui si vive né comprensione né giustizia, anche la famiglia taglia corto di fronte a quelle che finiscono per apparirle lamentele sempre meno opportune con il passare del tempo.

    Riemergono ogni tanto ricordi come grida dal profondo che risuscitano sofferenze insopportabili ed un’inesausta richiesta di giustizia destinata a rimanere senza risultati : un dolore che continua a sbattere contro un muro di inutilità.  Meglio il silenzio.

Per la bibliografia vedere quella indicata nelle pagine su questo blog:

https://scrittidipapagena.wordpress.com/imi-internati-militari-italiani

https://scrittidipapagena.wordpress.com/imi-il-crollo-della-germania-e-il-ritorno

https://scrittidipapagena.wordpress.com/imi-bibliografia

https://scrittidipapagena.wordpress.com/imi-materiali-vari

https://scrittidipapagena.wordpress.com/imi-considerazioni-finali

RICORDIAMOCI ANCHE DI LORO!

UNA  PAGINA  DI  STORIA  QUASI  SCONOSCIUTA

a mio padre

Un argomento quasi sconosciuto al grande pubblico riguarda gli IMI, gli Internati Militari Italiani: si tratta dei soldati e degli ufficiali fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’8 settembre, forse 800.000 (le cifre sono indicative).

Tolti da questo numero i numerosi morti, uccisi o per stenti, agli altri fu proposto di combattere o collaborare in altri modi con la R.S.I. o con il Reich: circa 600.000 si rifiutarono e furono internati nei lager senza la qualifica di “prigionieri di guerra” e i relativi diritti, come quello all’aiuto da parte della Croce Rossa. Furono perlopiù fatti lavorare nell’industria tedesca e per questo al loro ritorno in patria sospettati di collaborazionismo; inoltre facevano parte dell’esercito che aveva combattuto al fianco dei tedeschi, e rappresentavano l’alleanza sbagliata e la sconfitta militare, quello che l’Italia nel dopoguerra non voleva vedere.

In questi brani ho cercato di riassumere le loro tragiche vicende con l’aiuto di saggi italiani e tedeschi e di testi di memorialistica: i brani sono elencati fra le pagine insieme con una bibliografia commentata.

  1. IMI internati militari italiani
  2. IMI Il crollo della Germania e il ritorno
  3. IMI CONSIDERAZIONI FINALI
  4. IMI MATERIALI VARI
  5. IMI BIBLIOGRAFIA

DOBBIAMO RICORDARCI ANCHE DI LORO

ESSERI

Se un Dio lontano e onnipresente

nell’intero universo

tutti noi esseri ha creato,

neanche vaghe illusioni

al di fuori saremmo di Lui .

Luce e buio, suoni e silenzio,

noi sassi oscuri imbevuti di luce

nel Suo cuore soltanto possiamo

esistere.  L’Oltre per noi è

solo qualche scintilla.

PRATO

Lo sguardo si allunga sul prato20150323_145650-1

chiuso da scuri cespugli,

chiazzato di macchie di sole

ed ombra, si ferma sui ciuffi

d’erba folta, teneri e rari.

Fili lucenti distesi nel verde intenso,

steli alti e sottili nell’alone

di luce dorata, dove danzanti

minuscole creature godono

la gioia di una breve vita.20140518_085315-1

Ragnatele, effimeri ricami

fascino geometrico

dove lo sguardo indugia,

e il silenzio si insinua

nella mente perduta nell’oro

come una creatura lieta

di almeno un momento di luce,

breve, prima del buio.

 

 

LUCE MERIDIANA

Diffusa luce meridiana

sull’alta erba dorata.

Crode e silenzio,

scuri abeti solitari,

nell’alpeggio isolato.

Aria leggera

come un velo dorato

illumina e nasconde.

LUCE DEL MATTINO

La luce sacra del mattino

si leva lenta nel silenzio,

profondo, dolce armonia

con l’intimo buio della notte

che si ritira.

Brillano ancora nell’azzurro,

già chiaro, lievemente una stella

e una falce di luna.

P O E S I A

Mi illudo che l’ultima immagine

Sia stata limpida e luminosa

E gli ultimi suoni, lievi come musica,

come il concerto per violino

che ascoltavi con passione,

perché dopo non c’è più luce né buio,

né rumore né silenzio,

né paura né dolore né gioia,

e la consapevolezza è una frase

interrotta per sempre:

solo il nulla rimane, a lungo, desiderato.

poesie e altro

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