1) IMI internati militari italiani

A mio padre

——— . ———

Oltre il reticolato/la vita è bella

qua dentro c’è la morte/di sentinella.

Sotto una coltre bianca/sta un internato

ormai non ha più freddo/se ha nevicato.

Per la seconda volta/ m’han prelevato

lo schiavo dei Tedeschi/son diventato.

Stanotte per la fame/non so dormire

vorrei chiudere gli occhi/e poi morire.

ma non posso morire/così per via

devo portar quest’ossa/a mamma mia.

Canzone degli internati, sull’aria di Sul ponte di Perati

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11 novembre1943  … sofferenze fisiche e spirituali che ci sono state imposte: esposti al freddo per lungo tempo, mal nutriti e poco coperti…

Superfluo dirvi miei cari, che io non ho considerato neppur questa volta, e nemmeno per un attimo, l’eventualità di optare…

….. Sofferenze di ordine spirituale in primo luogo, quali l’essere considerati traditori, noi che fummo i primi traditi…

pagg. 56 57

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12 dicembre 1943 …. Ma …quanto sentiamo dolorosamente il dilemma che ci è stato brutalmente posto.  È evidentemente inaccettabile la prospettiva di rientrare fra unità combattenti in Italia, non solo per l’impegno morale che ci lega come ufficiali del Regio esercito, ma perché l’adesione significherebbe appoggio e partecipazione ad una guerra civile che ora si è scatenata in Italia….

pag. 76

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31 dicembre 1943 …Sappiamo che un’altra settantina di Ufficiali Superiori hanno aderito alla Repubblica Fascista. Sono da biasimarsi o da condannarsi dato che nessuna vera fede ha saputo muoverli ma soltanto un senso di opportunismo e la fame? Quando degli uomini come noi, sono stati ridotti senza alcuna loro colpa, allo stato di esseri inferiori, e sottoposti a ogni specie di umiliazioni e privazioni; quando da quattro mesi soffrono la fame  i cui stimoli diventano sempre più tormentosi; … quando sono stati messi nelle condizioni di frugare nelle immondizie come cani randagi…  Solo chi ha sofferto, soffre e sopporta queste cose può comprendere….  Il Signore mi conceda la forza per resistere.

pagg. 80 81

Tutti questi frammenti e la canzone sono stati scelti dal libro di Avagliano Palmieri

“GLI  INTERNATI  MILITARI  ITALIANI

diari e lettere dai lager nazisti 1943 – 1945”  Giulio Einaudi  2009

che contiene anche delle significative introduzioni ai vari argomenti trattati.

Un argomento di cui si è parlato molto poco per lunghi anni e sul quale solo di recente si comincia a far luce per un pubblico più vasto, al di fuori degli ambienti di studi specialistici e delle famiglie interessate, è quello degli IMI (internati militari italiani); oltre 800mila soldati, sottufficiali e ufficiali – le cifre sono indicative – furono fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943.  I tedeschi e la RSI proposero ai prigionieri di collaborare con loro combattendo in reparti appositamente costituiti, o lavorando volontariamente per il Reich; la RSI aveva bisogno di costituire un suo esercito.  La maggior parte, più di 600mila, rifiutò di aderire e fu internata nei lager in Germania e nelle zone occupate per essere usata come forza lavoro coatta nell’industria, soprattutto bellica, e rimpiazzare così i lavoratori tedeschi che in numero sempre maggiore venivano mandati al fronte. Il loro rifiuto di massa contribuì a delegittimare la RSI agli occhi degli italiani.

Questo rifiuto può avere diverse spiegazioni, la prima è l’aver pronunciato un giuramento di fedeltà al re, che anche per i non monarchici rimaneva il legittimo rappresentante dello Stato, benché fuggito da Roma, non a Mussolini o al PNF. Per altre spiegazioni rimando alla ricca bibliografia che cito nel corso della trattazione.

I tedeschi negarono loro la qualifica di prigionieri di guerra  e quindi i diritti relativi: non potevano ricevere gli aiuti della Croce rossa, le loro razioni alimentari erano particolarmente ridotte, paragonabili a quelle riservate ai prigionieri sovietici; erano stati presi a settembre con uniformi del tutto inadeguate ad affrontare l’inverno dell’Europa Centrale.  I civili tedeschi vennero sollecitati in tutti i modi a disprezzarli e a considerarli dei traditori: soprattutto nei primi mesi gli internati furono soggetti a umiliazioni e violenze di tutti i tipi: a maggior ragione voglio ricordare che ci furono anche episodi di solidarietà clandestina –ad esempio doni di cibo – che venivano puniti duramente se scoperti.  Il razionamento del cibo in base al rendimento fu un’altra misura che peggiorò le condizioni dei più deboli, fortunatamente non sempre applicata perché le ditte stesse avevano bisogno di lavoratori non troppo denutriti.

Per alcuni mesi la RSI continuò a fare propaganda nei campi per ottenere arruolamenti nei propri reparti armati, promettendo cibo, vestiti e il ritorno in Italia agli affamati e laceri internati, ma gli inviati continuarono a ricevere una stragrande maggioranza di rifiuti. Gli ufficiali non erano costretti a lavorare ma ricevettero pressioni di ogni genere: la maggioranza rifiutò, fra questi lo scrittore Giovanni Guareschi.   La crescente mancanza di manodopera nel Reich fece in modo che nell’estate del 1944 la maggior parte degli IMI venissero trasformati in “lavoratori civili” che potevano muoversi liberamente per qualche ora  nelle città tedesche; la trasformazione avvenne d’autorità perché gli internati si rifiutavano di firmare il proprio consenso, sia temendo di essere considerati dei collaborazionisti, sia per l’avversione e la sfiducia nei confronti di nazisti e fascisti, generate dal trattamento subito, o per altri motivi. Tuttavia almeno per qualche mese la situazione della maggior parte di loro migliorò un po’ dal punto di vista alimentare e sociale, soprattutto nelle città piccole da dove era possibile andare a fare piccoli lavori in campagna in cambio di cibo.

Mi sono attenuta a un discorso piuttosto generico per dare un’informazione magari superficiale, ma comunque di base;  molti dati sono necessariamente imprecisi nella confusione dell’8 settembre e del crollo della Germania nel 1945, le testimonianze personali sono state raccolte per lo più anni dopo i fatti, l’estrema varietà dei trattamenti subiti dagli internati, delle loro reazioni e degli atteggiamenti dei tedeschi nei loro confronti non si presta a un riassunto.  Le motivazioni degli uni e degli altri, di quelli che dissero di no e di quelli che aderirono, sono oggetto di discussione e la bibliografia, sia tedesca, sia italiana, è sterminata.

Da “VuotoDellaMemoria” di Luciano Zani

Soldati italiani disarmati dopo l’otto settembre: 1.007.000.

Prigionieri accertati: 810.000.

Optanti fino al marzo 1944 (compresi gli ausiliari della Wehrmacht, che non erano propriamente volontari): 186.000.

IMI: 624.000.

45.000 circa coloro che non tornarono.

LINK:  “VuotoDellaMemoria”       internati 

Sito dell’ ANEI  Associazione Nazionale Ex Internati        militari

Si trovano sul web molti altri siti sui deportati in generale, ho scelto questi che mi sembravano più mirati come argomento, ricchi per studi e memorialistica, e significativi, anche per la varietà delle interpretazioni esposte.

A me comunque interessa dare un’idea del trattamento che ricevettero alla fine della guerra dai vincitori, e al loro ritorno in Italia, dalle autorità italiane e dai connazionali in generale, per cercare di spiegare poi quel  “Vuoto della Memoria” durato così a lungo.  Penso che tratterò questo argomento in un’altra pagina.  Molti riconoscimenti attuali sono postumi e la maggior parte degli IMI è morta con l’amarezza che le proprie sofferenze non siano state riconosciute né dai compatrioti né, qualche volta, dalle famiglie stesse.  L’ingratitudine dell’amico, del vicino, di quelli per cui ci siamo sacrificati, pesa anche di più del trattamento inumano ricevuto dal nemico.

Adesso si è molto più attenti, almeno in teoria, alle conseguenze dei traumi che i soldati subiscono in guerra, e io credo che la migliore cura sia la solidarietà. Questa solidarietà perfino nei lager la si poteva trovare qualche volta fra compagni di prigionia, ma non la si è trovata fra gli italiani in generale né al ritorno né dopo.

 

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7 commenti

  1. rosarioboc (Sarino)

     /  28 gennaio 2016

    bellissima pagina Papagena. Struggente! Mio nonno fu fatto prigioniero dopo l’8 settembre e internato in un campo di concentramento per militari e sovversivi. Riusci a scappare e si rifugio in Trentino dove lavorò per qualche anno come calzolaio. Infine riusci a tornare a casa. Non parlò mai volentieri di questa esperienza e ogni volta le lacrime sembravano riportarlo in quel campo. Ho scritto di questa sua “pagina” soprattutto per dargli il giusto merito di soldato, uomo, marito, padre. Magari la pubblico. Un caro a te Marina e a Papagena. Ottimo lavoro. Grazie

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    • Grazie Rosario, ho letto molto su questa pagina trascurata della nostra e mia storia, anche perché quando mio padre era vivo non l’ho ascoltato abbastanza. Sono stata aiutata dalla ormai molto ricca bibliografia sull’argomento. Tardiva, la maggior parte degli IMI è morta senza la soddisfazione di un riconoscimento pubblico.

      Piace a 1 persona

      Rispondi
    • Temevo poi di essere noiosa con pagine troppo lunghe, ma non è possibile ridurre troppo una simile tragedia.

      Piace a 1 persona

      Rispondi
  2. rosarioboc (Sarino)

     /  29 gennaio 2016

    non si è mai noiosi quando il ricordo rievoca simili eventi. Il tuo lavoro è stato assolutamente congruo e coerente con la storia, la storia dei nostri avi che poi è la nostra storia. Ti lascio ancora i miei complimenti

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    Rispondi
  1. “UNA PAGINA DI STORIA QUASI SCONOSCIUTA” di PAPAGENA | poesie e altro
  2. RICORDIAMOCI ANCHE DI LORO! | SCRITTI di PAPAGENA
  3. RICORDIAMOCI ANCHE DI LORO! IMI LA FAMIGLIA | SCRITTI di PAPAGENA

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