ho fede nelle acque vive

di Helga M. Novak  nella traduzione di Paola Quadrelli

Ho fede nelle acque vive

e nella paura che talora mi assale

per tutto ciò che scorre paura dei fiumi impetuosi

ho fede nel sottosuolo nero

e proclamo la mia paura del nero

perché non vedo attraverso talora però mi

assale un coraggio sconfinato e mi dichiaro

senza riserve fedele ai fiumi agli stagni soprattutto

proclamo per sempre il mio amore per i mari

Da  “FINCHÉ ARRIVANO LETTERE D’AMORE”

Poesie 1956 – 2004

EFFIGIE

 

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Luce del mattino

Finalmente la luce

mi accoglie al mattino,

gioco mutevole

sui gesti abituali,

di riflessi improvvisi

inonda la mia casa.

 

 

 

Montagne

Ad occhi chiusi

contemplo le montagne

interiormente.

Primavera

Non incantarmi

con i ciliegi in fiore

splendida primavera,

né con le foglie

lucenti d’acqua al sole,

dell’inevitabile

autunno inconsapevoli.

Romain Gary

Da    “Educazione europea”   Biblioteca Neri Pozza sesta edizione 2015

Traduzione dal francese di Mario Nardi

 

Un partigiano: “La libertà è figlia delle foreste. È là che è nata ed è là che torna a nascondersi, quando le cose vanno male.” Pag.52

 

Janek…. Pensava spesso a quel che gli aveva detto suo padre quando si erano visti per l’ultima volta, e gli tornava spesso alla mente una sua frase, “nessuna cosa importante muore”, la risentiva persino nell’eterno mormorio della foresta.   … pag.53

 

Prese il violino….. il ragazzo ebreo i cui genitori erano stati massacrati in un ghetto riabilitava il mondo e gli uomini, riabilitava Dio. …. Il mondo era uscito dal caos, aveva assunto una forma armoniosa e pura. Al principio era morto l’odio, dopo i primi accordi la fame, il disprezzo e la bruttezza erano svaniti, come oscure larve accecate dalla luce. …. Pag.166

 

Janek:   “Quando diciamo che nessuna cosa importante muore mai, tutto quel che significa è che è morto qualcuno o che ci stanno per uccidere.” pag.256

 

Un gruppo di partigiani polacchi vive nascosto in una foresta ghiacciata nel terribile inverno del 1942/43; nonostante il freddo, la fame e le malattie cercano di sopravvivere e di compiere azioni contro le truppe tedesche. Il protagonista è un ragazzino, Janek, e altri giovani come lui o poco più adulti, che imparano a morire e ad uccidere, a odiare i nemici ma anche a vedere in qualcuno di essi  l’umanità che tutti condividono.   Alcuni, i migliori, sperano di costruire dopo la guerra un mondo senza odio.  Difficili i rapporti con i contadini, che vivono con il terrore delle requisizioni da parte dei tedeschi e della fame, e quello delle rappresaglie che seguono le azioni dei partigiani; esclusi alcuni affaristi che guardano solo ai propri interessi, gli altri sono sospesi in un disperato equilibrio sempre fragile fra collaborazione e resistenza.

Sullo sfondo si svolge la battaglia di Stalingrado (dall’estate 1942 al febbraio 1943).

Manca nel romanzo, del 1945, uno fra i primi di Romain Gary , il terribile conflitto fra i partigiani del governo polacco in esilio e quelli dell’Unione Sovietica: sappiamo come si è svolto e come la storia è andata a finire.  Ma forse il giovane scrittore nel 1945 non era altrettanto consapevole della gravità della situazione.

 

Dobranski: “È quel che tento di scrivere nel mio libro. Non mi chiedi il titolo?”…  “Si intitolerà : Educazione europea.   È stato Tadek Chmura a suggerirmi questo titolo. In senso ironico, naturalmente: per educazione europea intende le bombe, i massacri, gli ostaggi fucilati, gli uomini costretti a vivere nelle tane come bestie. Ma io, vedi, raccolgo la sfida. Possono ripetermi finché vogliono che la libertà, la dignità, l’onore di essere uomo non è altro che un racconto per l’infanzia, un racconto di fate per il quale ci si fa ammazzare. La verità è che ci sono momenti nella storia, momenti come quello che stiamo vivendo, in cui tutto quel che impedisce all’uomo di abbandonarsi alla disperazione, tutto ciò che gli permette di avere una fede e continuare a vivere, ha bisogno di un nascondiglio, di un rifugio. Talvolta questo rifugio è solo una canzone, una poesia, una musica, un libro.   Vorrei che il mio libro fosse uno di questi rifugi e che, aprendolo, alla fine della guerra, gli uomini ritrovassero intatti i loro valori e capissero che, se hanno potuto forzarci a vivere come bestie, non hanno potuto costringerci a disperare ….”   Pag.70

 

Tadek: “Quanto avete guadagnato con le forniture di grano per le truppe tedesche?”….

Padre di Tadek: “Se non avessi venduto il grano ai tedeschi, me lo avrebbero preso….”

Tadek: “Potevate bruciare il raccolto.”

Padre di Tadek: “Allora… i miei contadini sarebbero stati fucilati e i loro villaggi sarebbero stati incendiati…..” pag.105

 

Janek: “….   Abbiamo ricevuto una straordinaria educazione. …. La chiamava la nostra “educazione europea”. ….L’educazione europea sulla quale era solito scherzare è quando fucilano tuo padre, o quando tu stesso ammazzi qualcuno in nome di qualcosa di importante, o quando crepi di fame, o radi al suolo una città. Ti dico che siamo stati a una buona scuola, tu ed io, ci hanno educati davvero.”   pag.256

 

Janek: “… In Europa abbiamo le cattedrali più antiche, le più vecchie e celebri università, le più grandi biblioteche, ed è qui che si riceve l’educazione migliore, sembra che vengano in Europa da tutti gli angoli del mondo per istruirsi. Ma alla fine, quel che ti insegna tutta questa famosa educazione europea è come trovare il coraggio e delle buone ragioni, valide e convenienti, per ammazzare un uomo che non ti ha fatto nulla e che se ne sta seduto sul ghiaccio con i pattini e a testa china, aspettando la fine.” pagg.262 – 263

Romain Gary  (8 maggio 1914 – Parigi, 2 dicembre 1980), è stato uno scrittore francese di origine “Litvak” (termine che indica gli ebrei lituani).

 

 

Piccolo mondo capovolto

Gocce di pioggia

sui fili, minuscoli,

capovolti rametti

vividi e verdi

racchiudono, effimere

riflesse immagini

di rigogliosi rami.

Subito al sole

svaniscono.

.

Riflessi invernali

Come in liquido vetro

di lucide finestre,

spogli rami riflessi

ricamati balconi,

in vaghe forme colgo

nel mio cammino.

 

primo mattino

Brillano ancora

nell’azzurro già chiaro

lievemente una stella

e la falce di luna.

Distesa d’acqua

Distesa d’acqua

e luci colorate;

freme il riflesso

del fanale e del cielo.

Sole invernale

Finalmente la luce dorata

mi allarga di nuovo il cuore,

breve sole pomeridiano,

ricordo e promessa di altri cieli,

come marea inonda e si ritira.

Tornano freddi colori.

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