RED LAND

Uno squarcio di mare fra pendii boscosi, un paese di pietra con viuzze scoscese; si apre a poco a poco un microcosmo umano in una piccola e varia folla di personaggi in ansiosa attesa: della pace? del disastro imminente? Un inizio in apparenza lento riesce a rendere quell’atmosfera sospesa, i bisbigli di chi deve nascondersi e aspetta la resa dei conti, le illusioni di chi spera in un cambiamento rivoluzionario, la calma mantenuta nelle famiglie nonostante la paura. Lo sguardo a sprazzi si allarga alle città, Padova e Trieste, ai militari disorientati che aspettano chiarezza – dal pensoso e composto generale che riflette su una guerra sbagliata ai soldati che vogliono d’istinto tornare a casa per nascondersi e a loro volta proteggere le famiglie e non sanno nemmeno a chi sarebbe giusto rimanere fedeli, al re o al duce. Ai fascisti convinti o tiepidi che temono per le loro famiglie e sperano, almeno alcuni, nel ritorno di Mussolini. Perché in quel microcosmo si muovono i destini di una comunità composta di varie etnie, italiani e slavi, divisa dalle ideologie di nazione e di classe e dalle situazioni sociali, ma unita dalle mille sfumature di una secolare convivenza.

Siamo in guerra ed è l’8 settembre 1943

           Nel centro focale c’è comunque l’Istria, e restringendo il campo il paese di Visinada, la famiglia Cossetto e una ragazza, Norma, che all’inizio abbiamo visto come studentessa innamorata e splendente.

Norma è veramente esistita ed è stata violentata e gettata in una foiba, viva, dai partigiani comunisti di Tito. Purtroppo nella realtà le è andata anche peggio di quanto viene presentato nel film.  Un film che racconta dopo 75 anni la sua storia

 RED LAND ROSSO ISTRIA

        Nel corso del film e soprattutto alla fine dalle parole degli stessi personaggi apprendiamo che questa cupa vicenda è solo l’inizio di una tragedia più vasta, con l’esodo della popolazione italiana e anche di molti slavi; sarà, noi lo sappiamo, la fine di un mondo, punto di incontro e conflitto fra popolazioni italiche, slave e germaniche – un’Europa in miniatura – sul quale calerà per molti anni un imbarazzato silenzio.

        Sull’argomento esistono pochissimi film quindi questo cerca di dare un’idea di una situazione complicata e confusa come quella dell’Adriatico Orientale e in particolare dell’Istria, rappresentando dei personaggi tutti in preda a dilemmi tragici, paure estreme, scelte da fare senza le informazioni adeguate, illusioni, tante!    Non si può proprio pretendere che in esso si parli di tutto: l’argomento principale è la terribile situazione in cui si sono trovati gli italiani dell’Istria e moltissimi slavi dopo l’8 settembre 1943. Sulle radici di questa, antiche e risalenti a ben prima del fascismo, si possono scrivere saggi, romanzi e riempire biblioteche.  Benché sia lungo, il film tiene alte la tensione e la commozione: sono tutti sconfitti, gli italiani, alla fine, anche quelli che si oppongono al fascismo, e con loro tutte le persone di buona volontà di qualunque etnia o appartenenza ideologica.

I persecutori hanno la meglio. Avrei preferito qualche elemento romanzesco in meno e una caratterizzazione più sobria del capo partigiano, ma sono difetti in un lavoro ottimo.  Ho poi pensato che con questo personaggio – bravissimo l’attore – si volesse rappresentare una persona caratteriale, se non psicopatica: qualcuno al quale tocca fare il lavoro sporco.

Quando sono uscita dalla sala una signora mi detto che desiderava sapere qualcosa di più su una situazione così terribile e così poco conosciuta. Non ho potuto certo spiegare in due parole quell’assordante silenzio, in realtà assordante per pochi (gli altri erano totalmente ignari), e la micidiale combinazione di interessi politici e ideologici, nazionali e internazionali che lo ha provocato.  Ancora oggi il tema riapre ferite dolorose e suscita aspre reazioni ideologiche o nazionalistiche: il fatto stesso che il film sia uscito in poche sale e perlopiù periferiche è del resto significativo del clima in cui anche dopo tanti anni in Italia si viva questa tragedia e di quello che hanno passato quelli che l’hanno vissuta.

Se comunque anche qualcun altro fra gli spettatori ha cominciato o comincerà a porsi qualche domanda il film sarà stato un successo. 

Ho apprezzato in particolare la recensione di

Lucia Bellaspiga sull’Avvenire: «Rosso Istria», il film che rompe il silenzio sulle Foibe

https://www.avvenire.it/agora/pagine/rosso-istria

Precisa, partecipe ed equilibrata, descrive i personaggi, il clima e le vicende del film.

Sintetica (non era facile) e abbastanza completa anche quella di

Giancarlo Zappoli su mymovies:   UN FILM STORICO DALLA BUONA QUALITÀ SPETTACOLARE, CHE RICORDA IL PASSATO PER COSTRUIRE UN FUTURO DIVERSO.

https://www.mymovies.it/film/2018/red-land-rosso-istria/

TRAILER

https://youtu.be/OmpVYIwHxe0

RING Tele4 RED LAND (Rosso Istria) Regista e cast in studio Conyiene il trailer

Pubblicato il 11 nov 2018

https://youtu.be/uQmgBxBazGA

Intervista alla protagonista del film “ROSSO ISTRIA” (Red Land) SELENE GANDINI

   Pubblicato il 6 dic 2016

https://youtu.be/OytWMjZTOTE

Franco Nero ci parla della sua partecipazione al film Rosso Istria (Red Land)

https://youtu.be/Sqy2xR_NlTU

 

 

 

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3 commenti

  1. marinaraccanelli

     /  28 dicembre 2018

    Ho trovato questa tua presentazione chiara, ben strutturata e ,nella sua sintesi, completa come proposta di argomenti; la trovo anche ben scritta, in quanto crei un’aspettativa nel lettore, poi spieghi e scendi nei particolari necessari, esponi le tue personali critiche nell’ambito di un giudizio nell’insieme decisamente positivo, e concludi con l’apertura verso le domande che il film stimola in chi lo vede.
    Buona la scelta dei link, molto utile per iniziare a comprendere un momento storico tanto complesso e controverso.

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    Rispondi
  2. marinaraccanelli

     /  30 dicembre 2018

    Credo che un film o una rappresentazione teatrale possano essere molto efficaci per ampliare la conoscenza di periodi storici come questo, tanto a lungo ignorato; il risvolto emozionale, secondo me, aiuta la comprensione dei fatti e del contesto politico e storico, e ne fissa l’importanza dentro la mente di chi assiste.
    Comunque, non se ne parlerà mai abbastanza: già troppe tradizioni, troppe vite, troppe memorie, troppe sofferenze e anche gioie, troppi fatti sono andati perduti…quasi non fossero mai esistiti.

    Piace a 1 persona

    Rispondi
  3. marinaraccanelli

     /  30 dicembre 2018

    L’ha ribloggato su poesie e altro.

    Piace a 1 persona

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