BRACCIA PROTESE

Braccia protese nello spazio,

occhi vaganti nel cielo –

l’illusione del volo –

i sensi vigili cercano sentieri,

e la mente astrazioni di vetro

fughe trasparenti di stanze.

Eppure sfuggono a me le pareti,

come a Merlino nel carcere d’aria,

informi impenetrabili esterne

ed interiori.

Non percepibile Non finito

Non conoscibile Privo di forma.

Così so immaginare quanto non so

solo così.

 

Secondo alcune versioni della leggenda Merlino, mago, profeta, rielaborazione probabilmente di un antico dio o démone, consigliere di re, fu convinto da Viviana – o Ninian – giovane donna intelligente e di grande fascino, maga e sua discepola, a rivelarle tutti i suoi segreti; e così lei lo rinchiuse in una prigione d’aria. Da allora Merlino può apparire solo nei sogni. Ninian diventò consigliera di Artù al posto di Merlino.

 

 

 

 

 

 

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4 commenti

  1. marinaraccanelli

     /  6 novembre 2018

    è un testo bello, interessante, stimolante: mi affascina questo “carcere d’aria”, verso cui protendi le braccia, con “astrazioni di vetro” e “fughe trasparenti di stanze.”.
    Ci sono immagini belle in sè, e coerenti fra loro; esprimi una tua ricerca, ma chiunque può immedesimarsi con le sue illusioni frustrate eppure sempre rinascenti

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    • Veramente non intendevo scrivere su frustrazioni e illusioni, ma sull’impossibilità di esprimere l’ignoto se non attraverso la negazione del noto: non finito non percepibile… In questo senso crediamo di avere spalancato davanti a noi l’universo eppure c’è tutto quello che la nostra mente e i nostri sensi non sono attrezzati a comprendere.

      Piace a 1 persona

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      • marinaraccanelli

         /  7 novembre 2018

        Certo, l’affermazione che si può esprimere l’ignoto soltanto attraverso la negazione del noto è la conclusione del tuo testo, però all’inizio scrivi di braccia tese nello spazio e dell’illusione del volo; quindi c’è un coinvolgimento emozionale, così come nelle immagini della prigione di vetro. Se pure la conclusione è che non si può comprendere l’universo, per arrivarci hai dovuto prendere lo slancio e anche soffrire un po’ nel tentativo, hai usato metafore

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  2. marinaraccanelli

     /  7 novembre 2018

    Scusa, mi è partito l’invio con una frase in sospeso, ma in conclusione volevo solo dire che hai scritto anche di altro, e comunque ciò che si scrive spesso va al di là delle proprie intenzioni coscienti, la pagina del libro o lo schermo non appartengono solo a te ma anche a chi legge

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