Il mio mondo di frammenti

Frammenti di altre lingue . . . di altre storie

– parole di cucina tedesche e ungheresi –

– canzoncine e poesie tedesche –

– coccole italiane e slave –

Un dialetto diverso dal veneziano.

Nata a Venezia, ma non veneziana – fuori, i foresti

“questo” non lo capiscono proprio.

Ma i veneziani veri sanno distinguere bene, i bambini ridono –

E allora parlo sempre in italiano.

– la nostra gente – gente delle nostre parti – noi e loro –

Sono ancora troppo piccola perché mi raccontino della amara accoglienza,

dell’”Andate via” e di tutto il resto.

“Le ragazze fiumane, troppo libere, poco perbene”

Un mare – di là – c’è un “dilà“ a me ignoto –

un vero mare profondo limpido trasparente –

sassi roccia pulita, non sabbia cedevole appiccicosa.

Persone e città e oggetti hanno molti nomi ed è normale –

ma solo per me – troppo piccola per capire

che dietro c’è lo spessore della storia d’Europa –

di un complicato lembo di Europa.

Una folla di voci nell’aria –

nomi italiani e stranieri –

non familiari e non estranei –

persone sconosciute – vista qualcuna –

una volta – forse – altrimenti solo

fantasmi dalle storie appena sussurrate – fra i grandi

e magari in un’altra lingua – ai bambini si nascondono gli orrori.

Anche storie raccontate, nascite matrimoni studio lavoro.

Non persone vive – vicine – non un ambiente.

A poco a poco hanno taciuto – svaniti molti legami –

morti, i vecchi prima, i coetanei dopo.

I figli i giovani neanche si conoscono.

Però il leggendario zio di Fiume

tornato dal Giappone è comparso

improvvisamente qualche anno dopo – c’era nella famiglia un’appendice ungherese.

Lavoro nelle ambasciate, moglie ungherese.

Matrimonio finito da tempo figlia due generi nipoti –

nomi difficili suoni affascinanti una sfida pronunciarli –

persi o quasi dietro la cortina di ferro.

Sono curiosa ma ormai poco mi sorprende –

terre mitiche il Giappone e l’Ungheria.

L’imprinting del gusto giapponese – essenziale –

e il profumo delle pasticcerie di Budapest.

Sussurri fra i grandi di misteriose avventure.

Scrittore, tombeur de femmes.

La prima volta che ho sentito parlare di “Mitteleuropa” –

allora non era di moda – lui parlava ungherese, inglese, giapponese

francese e forse altre lingue.

Splende l’oro della liturgia ortodossa

nel ricordo di mio padre –

il canto delle suore serbe a Fiume in una chiesa –

e si confonde con l’oro di S. Marco.

Oro e penombra mi inondano evocati dal vinile –

musica della liturgia ortodossa e la morte di Boris Godunov

cantati da Boris Christoff – l’oro del divino e l’oro del potere.

La cognizione del dolore. L’imprinting del sacro.

 

 

 

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