Giorno del ricordo 2017

 70 anni fa     10 febbraio 1947

Firma del Trattato di pace

Giorno del ricordo

Il 10 febbraio si rinnova la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Ogni anno si ricordano, sempre fra le polemiche, il lungo esodo e la traumatica fine della comunità italiana che viveva al confine orientale, e della quale oggi rimane solo una minima traccia; in questa terribile vicenda hanno avuto un ruolo determinante i totalitarismi del Novecento, tutti, anche se i seguaci di ciascuna ideologia ne pesano diversamente le responsabilità.

Fra polemiche senza esclusione di colpi, aspre e per molti dolorose ed amare, finiscono dimenticate la lunga storia degli Italiani dell’Adriatico Orientale, le loro profonde radici in quelle terre e in quel mare e tutto quello che nei secoli hanno costruito, le città, i paesi dal carattere così veneziano, una cultura marinara e l’abitudine a scambi con altre popolazioni europee.

Nel ricordo delle lotte feroci viene perso quello della convivenza quotidiana, contrastata ma anche fertile, dei matrimoni misti, molto comuni, della presenza di genti di  varia origine etnica e diverse convinzioni religiose.  Austriaci, Ungheresi, Russi, Greci oltre a quelli generalmente definiti jugoslavi, cioè slavi del Sud (Sloveni, Croati e Serbi), e mi perdonino quelli che ho dimenticato di elencare.

In quelle terre si sono elaborati e sperimentati diversi concetti di identità nazionale in conflitto insanabile fra loro: quello degli Italiani, legato alla cultura e alla scelta personale e di comunità, e quello degli Slavi, legato alle origini etniche e al sangue.

Viene perso il ricordo delle differenze fra comunità, quelle tutte italo venete da secoli, e quelle delle città dallo sviluppo tumultuoso, piene di immigrati provenienti dall’Impero asburgico e poi austro ungarico, come dal Regno d’Italia e, prima, dagli Stati italiani preunitari.

Si dimentica soprattutto che la nascita della coscienza delle diverse identità nazionali è ben anteriore al fascismo, risale all’800, e con questa coscienza sono sorti i nazionalismi con i relativi conflitti.

E così l’antica storia viene dimenticata o travisata, strumento politico fra partiti e Stati: eppure è l’unico bene che i pochi sopravvissuti e noi loro discendenti ancora possediamo e vorremmo tramandare ai nostri eredi e agli altri uomini.

 “Lettera a Ciampi: I Giuliani e l’Italia Adriatica” di Stelio Spadaro

Nel segno di un ricordo condiviso (articolo)

Nel segno di un ricordo condiviso (riflessioni)

Riporto la bibliografia presa da “Latitudini e altre parole”:

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/storia-delle-foibe/397/default.aspx

bibliografia : Treccani.it, wikipedia.it

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2 commenti

  1. marinaraccanelli

     /  13 febbraio 2017

    Molto giusto quanto scrivi: al di là delle polemiche, è bello ricordare realtà umane, storiche ed artistiche, che si sono sviluppate per secoli oltre l’Adriatico, una volta prevalentemente segno di unione e non di divisione. Realtà ora fortemente sbiadite quando non scomparse in modo irrimediabile: eppure, come tronchi d’albero emergenti qua e là dalla desolazione di un tornado, anche quei campanili che svettano sui paesini dell’Istria, così familiari al nostro occhio veneto, qualcosa vorranno pur dire! il passato non si può cancellare in modo integrale, sotterraneamente resiste se noi cerchiamo di non dimenticarlo.

    Piace a 1 persona

    Rispondi
  2. marinaraccanelli

     /  14 febbraio 2017

    L’ha ribloggato su poesie e altroe ha commentato:
    Un interessante articolo di Papagena, si tratta di un argomento che mi sta molto a cuore

    Piace a 1 persona

    Rispondi

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