Sogno su Venezia

Venezia sfugge

nel sogno è tutta muri

che nascondono,

calli di cui non vedo

la meta, verdi

immaginati giardini.

Intimamente

desidero invano

penetrare l’interno

segreto.

Sola

l’ampia distesa d’acqua

mi riconosce

e in lei mi perdo.

primo mattino

Brillano ancora

nell’azzurro già chiaro

lievemente una stella

e la falce di luna.

Un italiano sbagliato

Quarantotti Gambini, un italiano sbagliato

(Il Piccolo 23 feb 2010)

di ELVIO GUAGNINI

      A conclusione dell’importante intervista a Gian Antonio Cibotto (“Fiera letteraria” 15 novembre 1964), Quarantotti Gambini affermava:

      «Se un giorno dovessi scrivere la mia autobiografia, la intitolerei ”Un italiano sbagliato”. Come uomo, sento di essere qualcosa di simile a uno straniero in patria. Proprio quel modo di essere e di pensare che poteva fare di me un cittadino normale in un’ipotetica Italia un po’ nordica e molto europea (quell’Italia per cui i giuliani sospiravano ai tempi della loro soggezione all’impero austro-ungarico, senza rendersi conto ch’essa, in realtà, non esisteva), mi mette fuori fase tra la maggior parte dei nostri connazionali. Da qui un continuo disagio , e l’impressione di essere, appunto, un italiano sbagliato. Impressione che non può non fondersi con un certo disdegno, che amerei non fosse orgoglioso», in cui c’entra «la consapevolezza di essere riuscito a mantenere – almeno così spero – un certo autocontrollo e un certo riserbo nel vivere una vita tra le più difficili della mia generazione letteraria».

Pier Antonio Quarantotti Gambini (Pisino, 23 febbraio 1910Venezia, 22 aprile 1965)

Giorno del ricordo 2017

 70 anni fa     10 febbraio 1947

Firma del Trattato di pace

Giorno del ricordo

Il 10 febbraio si rinnova la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Ogni anno si ricordano, sempre fra le polemiche, il lungo esodo e la traumatica fine della comunità italiana che viveva al confine orientale, e della quale oggi rimane solo una minima traccia; in questa terribile vicenda hanno avuto un ruolo determinante i totalitarismi del Novecento, tutti, anche se i seguaci di ciascuna ideologia ne pesano diversamente le responsabilità.

Fra polemiche senza esclusione di colpi, aspre e per molti dolorose ed amare, finiscono dimenticate la lunga storia degli Italiani dell’Adriatico Orientale, le loro profonde radici in quelle terre e in quel mare e tutto quello che nei secoli hanno costruito, le città, i paesi dal carattere così veneziano, una cultura marinara e l’abitudine a scambi con altre popolazioni europee.

Nel ricordo delle lotte feroci viene perso quello della convivenza quotidiana, contrastata ma anche fertile, dei matrimoni misti, molto comuni, della presenza di genti di  varia origine etnica e diverse convinzioni religiose.  Austriaci, Ungheresi, Russi, Greci oltre a quelli generalmente definiti jugoslavi, cioè slavi del Sud (Sloveni, Croati e Serbi), e mi perdonino quelli che ho dimenticato di elencare.

In quelle terre si sono elaborati e sperimentati diversi concetti di identità nazionale in conflitto insanabile fra loro: quello degli Italiani, legato alla cultura e alla scelta personale e di comunità, e quello degli Slavi, legato alle origini etniche e al sangue.

Viene perso il ricordo delle differenze fra comunità, quelle tutte italo venete da secoli, e quelle delle città dallo sviluppo tumultuoso, piene di immigrati provenienti dall’Impero asburgico e poi austro ungarico, come dal Regno d’Italia e, prima, dagli Stati italiani preunitari.

Si dimentica soprattutto che la nascita della coscienza delle diverse identità nazionali è ben anteriore al fascismo, risale all’800, e con questa coscienza sono sorti i nazionalismi con i relativi conflitti.

E così l’antica storia viene dimenticata o travisata, strumento politico fra partiti e Stati: eppure è l’unico bene che i pochi sopravvissuti e noi loro discendenti ancora possediamo e vorremmo tramandare ai nostri eredi e agli altri uomini.

 “Lettera a Ciampi: I Giuliani e l’Italia Adriatica” di Stelio Spadaro

Nel segno di un ricordo condiviso (articolo)

Nel segno di un ricordo condiviso (riflessioni)

Riporto la bibliografia presa da “Latitudini e altre parole”:

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/storia-delle-foibe/397/default.aspx

bibliografia : Treccani.it, wikipedia.it

“Ricordo a 96 anni i commilitoni morti nei lager”

Anche oggi, 24 gennaio, Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera nella rubrica dedicata alle lettere dei lettori riprende il tema degli IMI: risponde alla lettera di uno di loro, uno fra i pochi ancora in vita (classe 1921), che ricorda episodi della sua prigionia e i nomi di alcuni compagni caduti.

Titolo:  “Ricordo a 96 anni i commilitoni morti nei lager”.  Sarà più facile per chi è interessato trovarlo su internet.

Prima della Giornata della Memoria

Si avvicina la “Giornata della Memoria”.

Oggi 19 gennaio sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo, che tiene la rubrica delle risposte ai lettori dopo Sergio Romano, risponde a tre lettori, un Internato militare italiano e due figli di IMI raccontando in breve la storia degli  Internati Militari Italiani.  Si rammarica del lungo oblio che l’ha circondata.

Io penso a quanti sono morti senza il conforto di un riconoscimento, anche solo morale.

Perciò guarderò con attenzione in questi giorni sui media se compare qualche trattazione dell’argomento, o almeno qualche accenno o altre lettere, e segnalerò quello che trovo.  RaiStoria  ha una puntata sugli IMI.   Intanto richiamerò la canzone degli internati, che ho pubblicato già l’anno scorso su questo blog citando, ovviamente, la pubblicazione nella quale l’ho trovata.

Sull’8 settembre e le sue conseguenze ho riletto nel frattempo nella sua ultima edizione il bellissimo e ben documentato saggio di Elena Aga Rossi “Una nazione allo sbando.  L’armistizio italiano del 1943 e le sue conseguenze”    il Mulino 2006

 

Per leggere Aldo Cazzullo digitare su google:

internati militari italiani ricordiamoli orgoglio

Per la puntata di RaiStoria 2013/14 digitare su google:

internati militari italiani prigionieri del Reich

Canzone dell’internato

Oltre il reticolato/la vita è bella

qua dentro c’è la morte/di sentinella.

Sotto una coltre bianca/sta un internato

ormai non ha più freddo/se ha nevicato.

Per la seconda volta/ m’han prelevato

lo schiavo dei Tedeschi/son diventato.

Stanotte per la fame/non so dormire

vorrei chiudere gli occhi/e poi morire.

ma non posso morire/così per via

devo portar quest’ossa/a mamma mia.

Canzone degli internati, sull’aria di Sul ponte di Perati

 

La canzone è tratta dal libro di Avagliano Palmieri

“GLI  INTERNATI  MILITARI  ITALIANI

diari e lettere dai lager nazisti 1943 – 1945”  Giulio Einaudi  2009

che contiene anche delle significative introduzioni ai vari argomenti trattati.

 

 

Viaggio

Viaggio, sospeso

leggiero tempo fra due

distanti vite.

profili di quiete dal blog di Marina

poesie e altro

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Dopo aver letto cento libri
senza più scopo né meta
il tempo è una scatola di cartone
le finestre, di ghiaccio e nebbia

mille libri mi guardano in silenzio
grumi di persone mormorano intorno –
quanto è più forte il loro eco
io più cerco fessure di silenzio

mari, monti e deserti lontani
dissolvono profili di quiete in purezza –
lì mi trasferisco a mezz’aria
respiro un azzurro sfumante

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Scala

Lenta risalgo

la scala della vita,

ora, sospinta

da un lieve soffio di brezza.

niente panico

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