Marina: se la mia vita fosse uno zampillo

poesie e altro

Se la mia vita fosse uno zampillo
d’acqua chiara con gorghi di note
e facile scrivessi, come mano
che sfiora i tasti, pizzica le corde
evoca melodie, rilancia accordi –
niente è fermo, tutto è sempre nuovo –
se la mia vita fosse una follia
di quadri e canto, segni e gesti –
una fra tanti, una nel fluire
di ogni cosa nel tempo – esisterei

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paesaggio senza sole

Come in un paesaggio

senza sole, l’illusione

vorrei – almeno! –

di uno squarcio di luce

con le sue ombre,

e dell’illusione il ricordo

meno amaro sarebbe

di questo cielo uniforme.

 

 

 

Non desidero l’alba

Non desidero l’alba

non ne conosco più

l’attesa; solo il tenue

buio del cielo notturno

dietro finestre chiuse,

e il chiarore artificiale

della città: la quiete

è una vita sospesa.

 

luci accese

L’illusione vorrei – ho acceso le luci di un’antica speranza –

che la vita rinasca con un Dio bambino

perché forse divine saranno anche le nostre

sofferenze e gioie, allora.  Per una sera per un’ora

vorrei l’illusione.

 

RED LAND

Uno squarcio di mare fra pendii boscosi, un paese di pietra con viuzze scoscese; si apre a poco a poco un microcosmo umano in una piccola e varia folla di personaggi in ansiosa attesa: della pace? del disastro imminente? Un inizio in apparenza lento riesce a rendere quell’atmosfera sospesa, i bisbigli di chi deve nascondersi e aspetta la resa dei conti, le illusioni di chi spera in un cambiamento rivoluzionario, la calma mantenuta nelle famiglie nonostante la paura. Lo sguardo a sprazzi si allarga alle città, Padova e Trieste, ai militari disorientati che aspettano chiarezza – dal pensoso e composto generale che riflette su una guerra sbagliata ai soldati che vogliono d’istinto tornare a casa per nascondersi e a loro volta proteggere le famiglie e non sanno nemmeno a chi sarebbe giusto rimanere fedeli, al re o al duce. Ai fascisti convinti o tiepidi che temono per le loro famiglie e sperano, almeno alcuni, nel ritorno di Mussolini. Perché in quel microcosmo si muovono i destini di una comunità composta di varie etnie, italiani e slavi, divisa dalle ideologie di nazione e di classe e dalle situazioni sociali, ma unita dalle mille sfumature di una secolare convivenza.

Siamo in guerra ed è l’8 settembre 1943 Leggi l’articolo intero »

UN GIALLO RILETTO: gli inizi di un personaggio

Campi di rifugiati sparsi nelle campagne, malvisti dalla popolazione locale; gruppi razzisti pronti a scatenarsi: in questa situazione un duplice omicidio efferato di persone anziane e inermi scuote la comunità con una paura mai provata prima. Una piccola città, una vasta campagna con un paesino abitato prevalentemente da anziani; le vittime vivevano in una di due case isolate fuori dal paese.   Il commissario di polizia, che la mattina presto si sta avviando verso quelle case isolate in seguito ad una segnalazione, è preoccupato per il carico di lavoro che la neve, ormai prossima, porterà ai poliziotti; la recente separazione dalla moglie e l’incertezza sulla vita della figlia sono una ferita sempre aperta: ma non sa ancora che lo aspetta uno spettacolo sconvolgente.

             L’Italia in questi anni?

La terra gelata scricchiola sotto i passi, il cielo è pieno di stelle e il vento sta aumentando. Forse verrà una tempesta. Il commissario Kurt Wallander, della città di Ystad nella Scania, regione meridionale della Svezia, un 8 gennaio dell’inizio degli anni 90, troverà un unico indizio che punta a non meglio identificati stranieri.   E qui comincia l’intreccio fra realtà sociale della Svezia, indagine e vita personale del protagonista: intorno una piccola folla di poliziotti, cittadini, immigrati, funzionari, ciascuno con il proprio modo di affrontare i problemi personali, familiari e quelli della trasformazione della società.

“ASSASSINO SENZA VOLTO”

è il primo romanzo di Henning Mankell con il commissario Wallander: l’ho letto quando mi ero già affezionata al personaggio e lo consideravo quasi come un vecchio amico. Rimasto solo perché la moglie lo ha lasciato e non è riuscito a ricucire il rapporto con la figlia, appesantito e forte bevitore, conduce una vita di pasti e sonni irregolari anche a causa del suo lavoro. Certo non è bravo nell’inseguire i criminali: è un anti-eroe, però eroicamente meticoloso e ostinato nella ricerca della verità e della giustizia. Non è proprio un uomo comune, come si sostiene in diverse recensioni.   Possiamo seguire il ronzio della sua mente, sentire le sue emozioni, il sapore degli innumerevoli caffè, buoni e cattivi, che trangugia per rimanere lucido malgrado le scarse ore di sonno. Non ha le soddisfazioni di un Maigret che ha una moglie affezionata, ottima cuoca, e frequenta gli accoglienti bistrots parigini.

La citazione
“Il concetto di giustizia non significa solo che le persone che commettono reati vengano condannate. Significa anche non arrendersi mai.”

 IL QUADRO SOCIALE

La criminalità comincia a dilagare dalle grandi città a quelle piccole, ma la polizia deve affrontare tagli di fondi. Le strutture che si occupano dell’accoglienza e dell’integrazione delle centinaia di immigrati che entrano in Svezia non riescono più a controllare la situazione: i funzionari responsabili dei centri non sanno nemmeno dove siano in realtà gli stranieri che vi risiedono, né quanti ce ne siano in un particolare momento, né chi siano.   Quindi i funzionari fingono che tutto sia sotto controllo e rimpallano le responsabilità alla polizia; questa cerca di mediare e di risolvere i problemi senza dare le notizie che potrebbero infiammare gli animi. Già, infatti prendono forza gruppi razzisti che minacciano e attuano spedizioni punitive contro i centri d’accoglienza, con incendi e violenze.

Come è naturale, troviamo sia fra gli immigrati sia fra gli svedesi persone dotate di varie sfumature di male e di bene: ma non devo certo anticipare la trama del romanzo. Kurt Wallander reagisce commuovendosi per i problemi degli stranieri, e prendendosela con il “buonismo” del governo di fronte ad atti criminali commessi da alcuni di loro. Attenzione alle sfumature nei dialoghi! Oscillando fra diffidenza e comprensione nei confronti degli stranieri, è giustamente molto duro con i suoi connazionali violenti e razzisti come con i criminali “importati”, ma capisce anche le paure della gente comune, che non crede alla retorica tranquillizzante delle autorità perché vede crescere la violenza nell’ambiente.   Le sue inquietudini sul futuro sono esposte a pag. 329 con equilibrata chiarezza.   Che cosa ne penso io? leggete questo romanzo, così poi ne discuteremo insieme su internet.

ASSASSINO SENZA VOLTO

         tascabili Marsilio Gialli 2010 Copyright 1991 by Henning Mankell

ALTRE RECENSIONI

 http://www.lastambergadeilettori.com/2012/08/assassino-senza-volto-henning-mankell.html

Recensione molto critica nei confronti del romanzo

http://thrillernord.it/assassino-senza-volto/

Recensione abbastanza completa che contiene anche riferimenti alla serie televisiva inglese tratta dai romanzi con Wallander impersonato da Kenneth Branagh.

http://vocelibera2011.over-blog.it/2016/02/assassino-senza-volto-di-henning-mankell.html

Recensione positiva; contiene un’analisi articolata dei rapporti fra svedesi e immigrati come vengono descritti nel romanzo.

http://www.lalibreriaimmaginaria.it/assassino-senza-volto-henning-mankell-2/

L’autrice è attenta agli aspetti umani della figura del commissario Wallander e a quelli sociali del contesto.

https://www.masedomani.com/2014/05/23/recensione-assassino-senza-volto-di-henning-mankell/

Anche questa recensione è molto critica. Bella la citazione dal romanzo sul concetto di giustizia: è quella inserita nella pagina precedente.

https://youtu.be/QVgEYh748Vo

– video con Kenneth Branagh che presenta la serie inglese.

– Branagh on Wallander: Crime in a Northern Clime

La serie svedese è stata effettuata con la collaborazione dell’autore.

Biografia di Henning Mankell: – https://it.wikipedia.org/wiki/Henning_Mankell

 

 

 

 

 

LAMPIONI

Bolle di luce

sfumate nel crepuscolo

del giorno, parole

mormorate, parole umane

nella sera precoce

dell’autunno, ultimi

chiarori nel cielo,

sferragliare di tram

nelle vie nelle piazze.

BRACCIA PROTESE

Braccia protese nello spazio,

occhi vaganti nel cielo –

l’illusione del volo –

i sensi vigili cercano sentieri,

e la mente astrazioni di vetro

fughe trasparenti di stanze.

Eppure sfuggono a me le pareti,

come a Merlino nel carcere d’aria,

informi impenetrabili esterne

ed interiori.

Non percepibile Non finito

Non conoscibile Privo di forma.

Così so immaginare quanto non so

solo così.

 

Secondo alcune versioni della leggenda Merlino, mago, profeta, rielaborazione probabilmente di un antico dio o démone, consigliere di re, fu convinto da Viviana – o Ninian – giovane donna intelligente e di grande fascino, maga e sua discepola, a rivelarle tutti i suoi segreti; e così lei lo rinchiuse in una prigione d’aria. Da allora Merlino può apparire solo nei sogni. Ninian diventò consigliera di Artù al posto di Merlino.

 

 

 

 

 

 

Adamo e noi

E Adamo mentre nell’ Eden vi guardava –

filo d’erba sasso scorrere d’acqua cavallo veloce –

contemplando nell’ inconsapevolezza

ormai sfuggente

la propria immagine nel tutto,

si illuminò di meraviglia e tremò di paura.

Ed ora l’acqua che scorre è torrente fiume cascata –

l’argilla mattone l’albero sedia –

Indifferenti vi diamo un nome in funzione nostra,

noi menti incorporee di fronte all’universo,

noi orgogliosa confusa immagine di un Dio.

Nulla – filo d’erba sasso legno argilla mare –

di noi sapete.  Insieme dal limo primordiale

ignari esistiamo.

Ho “visto” Venezia

 Venezia, l’ho “vista” per la prima volta dall’ Istria,

la guardavo nelle sue cittadine sulla sponda rocciosa e aspra

dell’Adriatico, di fronte – era il mio primo viaggio in Istria –

e non me le aspettavo così – mi veniva da piangere –

un passato secolare sussurrava dalle pietre

dalle case dalle piazze una Venezia più semplice e povera,

ariosa pungente nell’erba e nei cespugli ispidi dell’estate,

aromi di salvia e di frutta matura. Pietra bianca e terra rossa.

Quelli che l’abitavano sono andati via, ora ci sono altri

parlano un’altra lingua, bella ma in dissonanza con i luoghi.

Come se tornando a Venezia trovassi la gente del posto che parla tedesco.

Alcuni nati lì tornando si aggiravano

nei luoghi della loro infanzia, commossi,

e li mostravano ai familiari e agli amici.

Forse per loro una folla di voci istro-venete animava ancora le calli

le rive le marine.

Turisti, molti italiani, inconsapevoli della frattura che ha svuotato

i paesi e le cittadine dei loro abitanti; a loro le pietre non riuscivano a dire nulla – perché c’è ancora in giro qualche leone e perché quei posti assomigliano tanto a Venezia – ignari che c’era stata un’apocalisse.

Stupiti e increduli se qualcuno di noi vi faceva cenno.

Per me, ribaltamento di prospettiva: a Venezia abito come una di fuori,

qui sconvolta le appartengo come al centro della mia galassia. “Il mare che unisce”

ho scoperto che cosa vuol dire.

 

 

 

 

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