Luce del mattino

Finalmente la luce

mi accoglie al mattino,

gioco mutevole

sui gesti abituali,

di riflessi improvvisi

inonda la mia casa.

 

 

 

Lago

Io sono il lago

increspato e felice

dell’occhio che l’osserva

senza vederne

le profondità.  E sono

l’occhio che mi sorvola,

fucine d’ombra

fugacemente coglie

e sorgenti di luce.

Vita

Nell’oceano

di rappresentazioni

sfuma la vita.

Montagne

Ad occhi chiusi

contemplo le montagne

interiormente.

Primavera

Non incantarmi

con i ciliegi in fiore

splendida primavera,

né con le foglie

lucenti d’acqua al sole,

dell’inevitabile

autunno inconsapevoli.

Mio padre: frasi scritte a mano ritrovate su un vecchio libro

Il libro in questione, ingiallito e sfasciato, è “Discorso di un triestino agli Italiani” di Manlio Cecovini  Edizioni LINT  Trieste 1977, scritto per dar voce alla protesta contro il Trattato di Osimo; nel capitolo, che inizia a pag. 76, dove si parla della cultura di Trieste e si nominano, oltre ai più famosi Svevo e Saba, Scipio Slataper, Giani StuparichSilvio Benco, Biagio Marin, Virgilio Giotti, (questi due ultimi ora noti fra i maggiori poeti italiani e dialettali del nostro tempo) e diversi altri, si cita Quarantotti Gambini: dal testo:

“Più  di ogni altro, della generazione cresciuta fra le due guerre, Quarantotti Gambini espresse l’ansia contemporanea della nostra gente, uscita ormai dalle strette di un affannoso passato, e tuttavia insoddisfatta nel suo desiderio di pace interiore.  In quella lettera inviata alla Fiera Letteraria pochi giorni prima di morire, che può essere considerata il suo testamento spirituale, egli diceva “Sento di essere qualcosa di simile a uno straniero in patria. …..”

Mio padre scriveva come in una nota (e mi domando quanto di queste frasi l’abbia scritto lui e quanto abbia preso da qualche testo, forse tutto, che gli suonava e mi suona familiare, perché esprimeva i suoi sentimenti più autentici):

    ” Sensazione molto diffusa e motivo di intima sofferenza per chi, come lui, appartenne ad una generazione maturata, sino dalla culla, in una immagine ideale di cultura, di etica italica, purtroppo lontana dalla realtà italiana, tuttavia riabbracciata per libera scelta, dopo quel triste 10 febbraio 1947, in cui l’Italia firmò a Parigi il Trattato, con il quale le nostre terre natie sono state “cedute” alla Jugoslavia: anch’io, appartengo a quella generazione, e mi trovavo quel giorno in Piazza S. Marco quando la “marangona” solenne e funebre diede l’annuncio che noi giuliani, io, eravamo di diritto cittadini “jugoslavi”, con facoltà di optare per la cittadinanza italiana (se di madrelingua italiana) lasciando i nostri beni, affetti, casa, anche i morti… aldilà del nuovo confine: eravamo diventati stranieri… in patria.”

La marangona che annunciava la pace agli Italiani, suonava come una campana a morto per la Venezia Giulia ceduta alla Jugoslavia.

“I romanzi di Quarantotti Gambini “L’onda dell’incrociatore ed altri mi hanno ridato, quasi sessantenne li lessi, il sapore del nostro mare dalla mia infanzia e giovinezza.”

 

 

Nelida Milani “Impercettibili passaggi”

Da “Impercettibili passaggi”  in “Una valigia di cartone”  Sellerio Editore 1992  pagg.  72 – 73

….Mio padre è morto con i libri sul comodino da notte dopo aver sognato per anni, da buon seguace di Ulisse, primo velista del Mediterraneo, di sconfinare vogando per ore con le mani incallite e doloranti.  Anche la nostra cittadina si presenta differente a chi viene dal largo, una città dritta sul mare e una riflessa capovolta: si guardano l’una e l’altra e non si amano troppo.  Una città che esiste con un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni, perché il mare è odissea, destino sfidato e accettato, i popoli asserviti non leggono e non navigano, diceva papà, il mare e il libro presuppongono la libertà: mare, libro e libertà sono sinonimi.  Anch’io farò forse la stessa fine. Almeno lo spero. …

Da “Impercettibili passaggi”  in “Una valigia di cartone”  Sellerio Editore 1992  pagg.  95 – 96

…Come buttar sale in mare spender parole per far valere i diritti. Un’ampia fetta dell’umanità è soggetta all’obbedienza cieca a un costume implacabile, a leggi che non capisce affatto.  Tutta la città nuova è codificata nell’altra lingua, però, nella parte vecchia gli anziani hanno memoria della cittadina precedente, punto per punto, nella successione delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, una partitura musicale in cui non si può spostare o cambiare alcuna scritta stinta.  Quando non possono dormire la notte si rifugiano in paesaggi della pittura quattro e cinquecentesca, dentro le cittadine e le case di Piero e di Giotto, ricordano l’ordine in cui si succedevano il negozio di liquerizia, quello delle bambole, il buco della bomba, l’osteria della Cesca, , dicono in via Muzio ho trovato carne fresca, alla Rotonda ho preso l’autobus, ho comperato quest’ombrello da Lodes, la pasta dove c’era Steiner, da Gelleni ho ancora quattro rate, sono andata da Baldini.  Nel loro presente che non sa e non può dimenticare si ubiqua largamente il passato.   Il futuro e il presente sono qui il passato.  Conoscono la città da sopra in sotto, con gli occhi dell’insonnia scavano ciò che è sepolto e cancellato sotto alle cantine, alle fondamenta, ai tombini, alle strade, hanno racchiuso nella città nuova la loro vecchia città obbligandola a restare immobile e fedele a se stessa.  Credono di essere loro l’anima della vera città…

 Nelida Milani

Mozart

E quando la tua mano

con stupita lentezza

mi ha spalancato il cielo,

svanendo l’individuo,

solo della musica

consapevole, solo

come musica esisto.

Nelida Milani Bora

Da Bora, scritto con Anna Maria Mori, 1999    Edizioni Frassinelli  1999 seconda edizione pagg. 11 – 12

…Lei non sospetta neanche la realtà. Che ne sanno gli esuli del nostro “esilio interno”, garantito unicamente dallo spazio casalingo?  Non immaginano quanto ci sia costato, di amarezze da patire, di orgoglio da salvare, di conflitti da superare, e di tensioni, di contraddizioni, di accanimento, di sofferenza.  E di coraggio. Uno strano tipo di coraggio o forse una sua sottospecie. Un coraggio che si manifesta sotto forma di paziente perseveranza e infaticabile resistenza. Forse, più che a lottare, siamo stati costretti a sopportare, facoltà che a prima vista può essere scambiata per arrendevolezza.  Ma è un’arrendevolezza ingannevole. Può darsi che voler sopravvivere non sia un ideale particolarmente nobile ed esaltante, ma noi, un altro superiore, non lo conosciamo. Non altro abbiamo fermamente voluto, se non vivere in modo conforme alla nostra natura, dando espressione alle nostre abitudini, alle nostre tradizioni, parlando la lingua dei nostri antenati…

“Lei” è Anna Maria Mori

 Nelida Milani, che in alcune pubblicazioni usa anche il cognome da sposata Nelida Milani Kruljac (Pola, 1939), è una scrittrice e linguista della minoranza italiana in Croazia (prima  Jugoslavia).

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Educazione europea

Quando scrisse “Educazione europea”  Romain Gary viveva da anni all’Ovest e non conosceva, o non voleva conoscere troppo bene, la situazione della sua terra sul Baltico e della Polonia.   La madre, Mina, lo aveva portato da Vilnius, dove vivevano, prima a Varsavia e poi a Nizza verso la fine degli anni Venti, dopo che il padre Arieh-Leib Kacev li aveva abbandonati per formare una nuova famiglia con un’altra donna. Roman e sua madre si salvarono così dallo sterminio degli ebrei di Vilnius da parte dei nazisti, mentre il padre e la sua nuova famiglia perirono tutti.  Le lingue che Roman Kacev – questo era quindi il suo nome – imparò da piccolo furono il russo, il polacco e lo yiddish: naturalizzato francese, diventato Romain Gary, scrisse in francese e in inglese e vinse due volte il premio Goncourt, la seconda sotto lo pseudonimo di Émile Ajar alcuni anni prima di morire, suicida.  Si schierò con De Gaulle combattendo come aviatore nelle Forces Aériennes Françaises Libres e fu fra i pochi sopravvissuti di cinquanta squadriglie.  Leggi l’articolo intero »

Marmellata di pensieri

Cosa dice la mia testa

NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

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Io amo L'Italia ,io amo L'Albania, io amo L'Europa e il mondo intero.. .siamo tutti di passaggio in questo pianeta,quindi non bisogna essere egoisti,avidi,ma bisogna essere generosi con chi è meno fortunato di noi...io dono serenità se non ho cose materiali da offrire...basta anche un sorriso ...

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