voce di contralto

Voce di contralto

sapore di mela ruggine

ansiosa aspetto l'autunno.

agosto

Sfuma il verde nell’oro

di fine agosto

glorioso di foglie vive.

 

Suoni d’estate,

respiro ritmico

del mare, nascoste

assordanti cicale.

su Dante

Dall’alto di scale inumane

Davanti a palazzi tutti spigoli,

Alighieri poteva cantare

Più intensamente la sua Firenze

con le labbra riarse.

da Osip Mandel’štam  (Quaderni di Voronej 1935 – 1937)

citazione da un articolo  sul supplemento del sole24ore di domenica 19 aprile 2020:

“L’Allelujah eterno di Dante”  di Carlo Ossola

“L’imperatore di Portugallia” Riflessioni

“Jan … Non aveva mai pensato che la fine potesse arrivare in quel modo, con la terra che veniva schiacciata dalla volta del cielo e gli uomini che morivano soffocati dal calore. …. Non si poteva difendersi con le armi, né nascondersi infilandosi in qualche rifugio. Se anche fosse stato possibile svuotare tutti i laghi e i mari della terra, la loro acqua non sarebbe bastata a spegnere l’incendio della volta celeste. E se si fosse potuto divellere le montagne dalle loro radici ed ergerle come puntelli contro il cielo, non sarebbe riuscito a sostenere quel peso, se era stabilito che doveva sprofondare.”

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L’imperatore di Portugallia

di Selma Lagerlöf 

traduzione di Adamaria Terziani

C’era una volta un pover’uomo, Jan di Skrolycka,, un bracciante agricolo che viveva con la moglie Katrinna in una casetta isolata in una valle sperduta di una vasta regione della Svezia, fra foreste, laghi, montagne, campi e fattorie; non era né bello, né intelligente, né particolarmente stimato dai suoi compaesani.

Nacque loro una bambina, fra ristrettezze economiche che spingevano Jan a un cupo pessimismo; ma la bambina illuminò tutta la vita di Jan crescendo bella e luminosa come il sole: per questo il padre felice la chiamò Klara Fina Gulla.

Quando Klara arrivò a 18 anni, la malvagità del giovane padrone della fattoria la costrinse ad andare in città lontano dai suoi genitori per guadagnare una grossa somma di denaro. Da quel momento in poi in paese corsero voci sul suo comportamento, su come la bella ragazza fosse finita in una vita disonesta.

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Il racconto dell’isola sconosciuta: breve riassunto della storia

Un uomo si presenta al palazzo del re per chiedere, con pazienza e determinazione, una barca per partire alla ricerca di un’isola sconosciuta; il palazzo è dotato di diverse porte: la porta delle petizioni (qui l’uomo attende), la porta degli ossequi (al re naturalmente) e quella delle decisioni.

La donna delle pulizie del palazzo, ultimo anello della lunga catena burocratica che una richiesta deve attraversare, passa per quest’ultima quando decide di partire con l’uomo.

La barca sarà poi una caravella: l’uomo cercherà un equipaggio , ma non troverà nessuno disposto a seguirlo se non per un breve tratto.  Così l’uomo e la donna partiranno da soli, ma uniti, per la loro avventura umana.

Il racconto dell’isola sconosciuta

di José Saramago

traduzione di Paolo Collo e Rita Desti

Quello che so di sapere

Quello che non so di sapere

Quello che so di non sapere

Quello che non so di non sapere

     Colombo non sapeva di non sapere, credeva di arrivare in un luogo noto e invece ha scoperto un nuovo continente di cui non sospettava l’esistenza.

Il re crede che tutte le isole siano ormai segnate sulle carte e che l’ignoto non esista; però non si sa mai, in caso si trovasse una nuova isola la sua unica preoccupazione è quella di annetterla al suo regno. Non si sa mai, anche il puro desiderio di nuove ipotetiche scoperte potrebbe essere utile, l’importante è lasciare che siano altri, magari un po’ eccentrici, ad assumersene i rischi. Al re vanno ossequi e consenso e il suo lavoro è ottenere entrambi mescolando l’eventuale uso della forza con qualche benevola concessione.

L’uomo sa di non sapere: sospetta che esista ancora un’isola ignota e la vuole cercare anche senza nessuna garanzia di successo. Egli è diverso da tutti gli altri, non supplica, non urla, non batte ciglio, smonta apertamente la convinzione del re di essere il padrone indispensabile del regno: l’uomo è uno straniero fra tutti (mi viene in mente Moustaki (“Con questa faccia da straniero, sono soltanto un uomo vero …) simile all’ Ulisse dantesco, ma esploratore solitario. Saramago gli fa esprimere però una moderna consapevolezza dell’impresa scientifica: i risultati del singolo si sommano a quelli degli altri che partiranno dal punto al quale lui, anche a costo del fallimento e della vita, è arrivato. Leggi l’articolo intero »

Marina: se la mia vita fosse uno zampillo

poesie e altro

Se la mia vita fosse uno zampillo
d’acqua chiara con gorghi di note
e facile scrivessi, come mano
che sfiora i tasti, pizzica le corde
evoca melodie, rilancia accordi –
niente è fermo, tutto è sempre nuovo –
se la mia vita fosse una follia
di quadri e canto, segni e gesti –
una fra tanti, una nel fluire
di ogni cosa nel tempo – esisterei

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paesaggio senza sole

Come in un paesaggio

senza sole, l’illusione

vorrei – almeno! –

di uno squarcio di luce

con le sue ombre,

e dell’illusione il ricordo

meno amaro sarebbe

di questo cielo uniforme.

 

 

 

Non desidero l’alba

Non desidero l’alba

non ne conosco più

l’attesa; solo il tenue

buio del cielo notturno

dietro finestre chiuse,

e il chiarore artificiale

della città: la quiete

è una vita sospesa.

 

Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

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