mattino d’inverno

Apro la finestra

nel buio piovigginoso

un cinguettio deciso

rompe il silenzio

del mattino invernale.

amica notte

Confusa dalla luce

del giorno, scorgo

nitidi frammenti

innumerevoli

di un caleidoscopio.

Amica notte

dammi il tuo buio.

Giorni come sere

Oggi per me il giorno

è come una sera

lenta pausa sospesa

attesa del silenzio

e della notte amica.

Mesi settimane

di giorni come sere.

E il Tempo sospeso

nasconde gli artigli.

Miele

Da questo prato

luminoso, svegliato

da un brutto sogno,

so che mi aspettate.

Ancora una corsa

e torno a casa.

voce di contralto

Voce di contralto

sapore di mela ruggine

ansiosa aspetto l'autunno.

agosto

Sfuma il verde nell’oro

di fine agosto

glorioso di foglie vive.

 

Suoni d’estate,

respiro ritmico

del mare, nascoste

assordanti cicale.

su Dante

Dall’alto di scale inumane

Davanti a palazzi tutti spigoli,

Alighieri poteva cantare

Più intensamente la sua Firenze

con le labbra riarse.

da Osip Mandel’štam  (Quaderni di Voronej 1935 – 1937)

citazione da un articolo  sul supplemento del sole24ore di domenica 19 aprile 2020:

“L’Allelujah eterno di Dante”  di Carlo Ossola

“L’imperatore di Portugallia” Riflessioni

“Jan … Non aveva mai pensato che la fine potesse arrivare in quel modo, con la terra che veniva schiacciata dalla volta del cielo e gli uomini che morivano soffocati dal calore. …. Non si poteva difendersi con le armi, né nascondersi infilandosi in qualche rifugio. Se anche fosse stato possibile svuotare tutti i laghi e i mari della terra, la loro acqua non sarebbe bastata a spegnere l’incendio della volta celeste. E se si fosse potuto divellere le montagne dalle loro radici ed ergerle come puntelli contro il cielo, non sarebbe riuscito a sostenere quel peso, se era stabilito che doveva sprofondare.”

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L’imperatore di Portugallia

di Selma Lagerlöf 

traduzione di Adamaria Terziani

C’era una volta un pover’uomo, Jan di Skrolycka,, un bracciante agricolo che viveva con la moglie Katrinna in una casetta isolata in una valle sperduta di una vasta regione della Svezia, fra foreste, laghi, montagne, campi e fattorie; non era né bello, né intelligente, né particolarmente stimato dai suoi compaesani.

Nacque loro una bambina, fra ristrettezze economiche che spingevano Jan a un cupo pessimismo; ma la bambina illuminò tutta la vita di Jan crescendo bella e luminosa come il sole: per questo il padre felice la chiamò Klara Fina Gulla.

Quando Klara arrivò a 18 anni, la malvagità del giovane padrone della fattoria la costrinse ad andare in città lontano dai suoi genitori per guadagnare una grossa somma di denaro. Da quel momento in poi in paese corsero voci sul suo comportamento, su come la bella ragazza fosse finita in una vita disonesta.

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Il racconto dell’isola sconosciuta: breve riassunto della storia

Un uomo si presenta al palazzo del re per chiedere, con pazienza e determinazione, una barca per partire alla ricerca di un’isola sconosciuta; il palazzo è dotato di diverse porte: la porta delle petizioni (qui l’uomo attende), la porta degli ossequi (al re naturalmente) e quella delle decisioni.

La donna delle pulizie del palazzo, ultimo anello della lunga catena burocratica che una richiesta deve attraversare, passa per quest’ultima quando decide di partire con l’uomo.

La barca sarà poi una caravella: l’uomo cercherà un equipaggio , ma non troverà nessuno disposto a seguirlo se non per un breve tratto.  Così l’uomo e la donna partiranno da soli, ma uniti, per la loro avventura umana.

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